Giornale 1° Trimestre 2019

LA PASQUA INSIEME AGLI ULTIMI...

 

Se è vero che il Natale è la nascita della vita, ebbene, la Pasqua è il Natale della vita eterna, in quanto, la resurrezione di Cristo va intesa proprio come l’incontro con gli ultimi, con i sofferenti con i poveri perché essi rispecchiano la sua breve vita vissuta sin dalla nascita nella povertà e vicina ai più deboli.

 

 

La scelta di vivere vicino agli ultimi per un vero cristiano è un comandamento non scritto nelle famose Tavole di Mosè perché Cristo doveva ancora nascere, ma un vero cristiano che festeggia alla grande tutte le ricorrenze cattoliche con sfarzi, regali, luminarie, tavole imbandite e vacanze spesso costose, non può dimenticare che Cristo è nato nella povertà percorrendo la sua vita dalla nascita alla resurrezione fu deposto sulla paglia nella mangiatoia di una stalla, ha vissuto in povertà a fianco ai poveri, agli umili e agli ultimi che Egli ha prediletto, è stato giudicato assieme ad un criminale e, dopo la crocefissione, è stato deposto in un freddo ed umile sepolcro. Ecco, tutta la sua vita è contraddistinta dalla povertà!
Forse in questo mondo di egoismo ma soprattutto di paure, in cima a tutte c’è il timore della vittoria degli ultimi che possa scardinare l’onnipotenza di coloro che tendenzialmente cercano di soverchiare gli altri: “i prepotenti, gli ambiziosi, gli ipocriti, gli ostentatori di superbia, di ricchezze e presunzione, i venditori del male”. 

Sciocchi non hanno capito nulla! 
Tazzinetta Benefica da 126 anni vive a fianco agli ultimi per non farli sentire tali, vive a fianco ai poveri, ai deboli, ai più fragili cercando di dare loro non solo sostegno materiale che non basta mai perché le risorse sono sempre scarse, ma anche conforto a chi ne ha bisogno  - a dire il vero tutti ne hanno bisogno ma non tutti hanno il coraggio di chiederlo -.

 

E’ ormai accertato che nel mondo la povertà è in continua ascesa, aumenta sempre più, ed in Italia purtroppo, il problema è veramente serio, in quanto, per fare un esempio, accanto agli ultimi, ai più deboli, a quelli che vivono già nella povertà e che fanno la coda davanti alle Associazioni caritatevoli per un pacco di alimenti o un piatto di minestra calda, per avere del vestiario e quant’altro per sopravvivere, a quelli che vanno a rovistare nei cassonetti della verdura dei mercati rionali -parliamo di oltre 6 milioni di italiani-, ci sono gli over 65 che nel nostro Paese rasenta il 40% della popolazione e che tra l’altro è sempre più sola, che vive in situazioni e modo inadeguato per qualità di vita per quanto riguarda la salute, la gestione della casa, l’igiene, l’alimentazione e molto spesso la solitudine.

 

L’esercito degli ultimi, dei più fragili, dei bisognosi, come dicevo prima, non è limitato solo agli anziani, agli over 65 ma a tante altre fasce di età, dai giovani che non trovano lavoro dopo aver conseguito un diploma od una laurea o, comunque una specializzazione professionale, agli adulti, alle famiglie senza reddito, dove non ci sono entrate, dove nessun membro della famiglia ha un’occupazione e vivono di assistenza sociale ma non dello Stato o dei miserevoli contributi dalle Istituzioni -quando riescono ad averli e per brevi periodi-  bensì, ma anch’esse dell’assistenza delle Associazioni caritatevoli onlus come la nostra.

Molti sociologi ed economisti, negli ultimi anni hanno messo al centro dei dibattiti la “vulnerabilità”.  Non ricordo dove aver letto o in quale trasmissione radiofonica ho sentito definire da questi esimi personaggi i vulnerabili come “penultimi” a rischio di precipitare sotto la soglia di povertà a causa della “precarietà economica” e “dell’infragilimento dei legami sociali  e  parentali”. 

Ebbene, come se non bastassero tutte le cause a noi già note, che hanno provocato e continuano a provocare la precipitazione della popolazione sotto la fascia di povertà, mi ha letteralmente sconvolto la citazione dell’altra causa che potrebbe portare a far precipitare i vulnerabili sotto la soglia della povertà -peraltro in parte già nota in molte realtà italiane- ovverosia “l’infrangilimento dei legami sociali e parentali”.
Spero tanto di aver letto male quel rapporto, ma non credo perché l’infragilimento sociale e quello parentale è una realtà che, purtroppo, è già parecchio diffusa nel nostro Paese e, a dire il vero, non saprei se fa più male quello “sociale” che responsabilizza tutta la società civile, Istituzioni in testa, oppure quello “parentale” che responsabilizza la famiglia. In questo caso però, fino a che punto a quest’ultima è imputabile l’infragilimento?
Per incoscienza e trascuratezza o per mancanza di mezzi economici perché vive in precario stato di indigenza e spesso anche in grave stato di salute per cui non in grado di accudire ad un parente anziano a sua volta anch’esso gravemente indigente e non autosufficiente?

 

Ed è propri qui, che subentra la nostra coscienza e la nostra spiritualità, essere vicini a Cristo risorto e credere in ciò che rappresenta la Pasqua di resurrezione oppure viverla come ormai si vivono tutte le ricorrenze religiose nel mondo occidentale: la santa Messa per dire “ho santificato la festa” (se ci ricordiamo), ma soprattutto, regali, tavole imbandite, scampagnate, e vacanze o crociere e lasciamo che dei poveri e degli ultimi se ne occupino gli altri.