Giornale 1° Trimestre 2017

I CAPPONI DI.......RENZI

 

Ci siamo. La scissione del Pd sembra cosa fatta, almeno secondo il dimissionario Matteo Renzi che dichiara: “Non c’è nessuna trattativa da fare con chi ha deciso di andarsene” e questa mossa azzardata rischia di compromettere fragili equilibri non solo interni al partito, ma anche per quanto riguarda l’altrettanto fragile credibilità internazionale dell’Italia. Massimo Franco sul Corriere scrive che perderanno tutti, sia i cosiddetti “renziani” sia la minoranza decisa ad uscire, ma bisogna riconoscere la divisione di responsabilità fra tutti i componenti di entrambe le correnti.

Matteo Renzi dopo il voto del 4 dicembre e l’uscita da Palazzo Chigi non ha capito che doveva cambiare atteggiamento e visione d’insieme, non era più il leader e soprattutto non aveva più voce in capitolo nel nuovo governo, il risultato del referendum ha seppellito la lunga stagione del maggioritario e tutti anche nel Pd si muovono già pensando ad un sistema proporzionale. L’errore principe è stato proprio quello di riferirsi ancora alle idee passate parlando di primarie a breve e di voto anticipato, dando così voce a tutti coloro che da tempo aspettavano solo un pretesto per rompere.

L’incapacità di Renzi a cambiare il suo iter ha fatto il gioco degli scissionisti, rischiando di apparire lui stesso come un alleato involontario con le sue azioni di rilancio che ponevano in pericolo anche il governo di Paolo Gentiloni.  Il dopo voto, quando ci sarà, vedrà sicuramente un Parlamento necessariamente preda delle coalizioni e Renzi, nostalgico del maggioritario, con il suo leaderismo farà apparire moderne le idee di chi, schierato all’opposizione, predica un ritorno identitario. Siamo comunque dinanzi al fenomeno dei manzoniani “capponi di Renzo” che, legati per le zampe a testa in giù in mano a Renzo si beccavano l’un l’altro, cioè la mancanza di un accordo e della volontà di ricostituire un’unità di idee e di partito porterà alla rovina entrambe le strategie che si riveleranno alla fine perdenti.

Non sarà facile per la minoranza dare tutta la colpa a Renzi e viceversa, alla fine del congresso del Pd ci si troverà davanti ad una situazione a dir poco drammatica, con una sinistra lacerata e il pericolo che questo azzardo definito da Massimo Franco “suicida” possa influire negativamente sulla stabilità miracolosamente ritrovata del governo Gentiloni. L’opinione pubblica, cioè noi, siamo impotenti spettatori di quanto sta avvenendo a Roma e guardiamo con comprensibile apprensione al futuro di un Paese i cui uomini politici, come i succitati capponi, non trovano un accordo e una linea di pensiero comune nemmeno all’interno del medesimo partito e in condizioni di estrema criticità nei confronti di una Unione Europea che ci bacchetta per ogni mancanza commessa.

Cosa ci dobbiamo aspettare da un voto di cui non sappiamo ancora nulla, vivendo una situazione europea precaria, che vede altri Paesi oltre la Gran Bretagna tentati a lasciare l’UE e quindi l’euro? Noi stessi abbiamo voci discordanti sull’argomento e avremmo bisogno di un minimo di certezza almeno da coloro che un domani potrebbero sedere ancora in Parlamento. Ma così non è.

Coraggio, la speranza è l’ultima a morire.