Giornale 4° Trimestre 2016

“Dopo il vento ci fu un terremoto. Ma Dio non era nel terremoto...”

 

Ha scritto giustamente il priore di Bose, Enzo Bianchi su un giornale in questi giorni:
“Davanti alla tragicità di eventi come questo terremoto dovremmo vigilare affinché l’angoscia del restare «senza parole» non sia anestetizzata dal ripetere parole senza senso. Sentire che ai sopravvissuti Dio avrebbe fatto la grazia di non essere travolti dal terremoto, fa intendere che Dio l’avrebbe al contempo rifiutata a chi invece è morto. Chi si è salvato potrebbe allora gridare al miracolo, ma quanti sono rimasti schiacciati dalle macerie, a cominciare da tanti bambini, avrebbero conosciuto solo il volto di un Dio irato. Non è questa la fede cristiana, così come non lo è l’affibbiare implicitamente al Dio di Gesù Cristo il nome di «destino»: retaggio di una mentalità «pagana» che secoli di cristianesimo non hanno mai superato definitivamente”.

Si chiedeva Papa Francesco alla via crucis della GMG a Cracovia: “Dov’è Dio?”. Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti e bambini muoiono (…)? Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti (…)? Esistono domande per le quali non ci sono risposte umane. Possiamo solo guardare a Gesù, e domandare a Lui. E la risposta di Gesù è questa: “Dio è in loro”, Gesù è in loro, soffre in loro. E prosegue ancora il Papa: “Gesù stesso ha scelto di identificarsi in questi nostri fratelli e sorelle provati dal dolore e dalle angosce, accettando di percorrere la via dolorosa verso il calvario. Egli, morendo in croce, si consegna nelle mani del Padre e porta su di sé e in sé, con amore che si dona, le piaghe fisiche, morali e spirituali dell’umanità intera. Abbracciando il legno della croce, Gesù abbraccia la nudità e la fame, (…), il dolore e la morte degli uomini e delle donne di tutti i tempi”. La nostra fede ci dice che l’uomo non è solo nelle tragedie: Dio salva, Dio opera per la vita, riscatta dalla morte. Tutta l’opera di Dio è riscatto, persino del cosmo: “La creazione stessa nutre la speranza di essere liberata dalla schiavitù della corruzione”. Dio allora non è dall’altra parte della barricata: è con noi, accanto a noi, subisce, con noi, il male, lo prende su di sé per liberarci. La Bibbia ci insegna che il male non viene da Dio. Non è Dio che fa il male. E’ Erode, non Dio, che uccide i bambini. In Gesù Dio è il perseguitato, non il carnefice. Non è vero, come dice il proverbio, che “non cade foglia che Dio non voglia”. Ci sono foglie, come il terremoto, il dolore innocente, la cattiveria, l’ingiustizia, la sopraffazione, ecc., che cadono a terra senza che Dio lo voglia. Lui, con Parola forte ed inequivocabile, in Cristo ci assicura: “non sono io che vi faccio capitare le disgrazie; non sono io che vi metto in croce; non sono io che vi faccio del male”. Dio, il Dio che si rivela in Gesù Cristo, è piuttosto Colui che prende su di sé il male, è Colui che sale in Croce al posto degli uomini, dichiarando la sua incondizionata volontà di bene per gli uomini: dà la sua vita per salvarci dal male. Guai a noi allora accusare Dio: sul banco degli imputati va messo non il Dio cristiano, ma l’Erode di turno, si chiami malattia, incidente, terremoto, incuria, potere, o altro. Di fronte al dolore innocente, allora, non dobbiamo accusare Dio, ma alzare a Lui lo sguardo per scoprire la speranza che da Lui viene, per scoprire chi è: e Lui è l’Innocente che soffre per amore nostro. Di fronte al dolore innocente la sola risposta che possiamo dare è la Croce: il nostro Dio è li. Dentro al dolore troviamo Lui e dobbiamo dire: “sei Tu, Gesù Crocifisso ed abbandonato. Sei tu”. Guai a noi se volessimo metterlo da un’altra parte, guai a noi se ci dimenticassimo chi è il Dio Cristiano: un Dio crocifisso per amore. Finiremmo per perdere la fede, per accusarlo ingiustamente, per fare di Lui il complice della cattiveria di fronte agli innocenti di questo mondo. Faremmo di Lui, il Giusto per eccellenza, l’Innocente crocifisso, il più crudele dei peccatori e degli aguzzini. E’ l’errore in cui cade tanto ateismo: si ribella nei confronti di un Dio che non è il Dio Cristiano, ma una sua caricatura pietista. Dio non fa il male. Il male non viene da Dio. Il Dio cristiano è il Cristo Crocifisso; il Dio cristiano si identifica col sofferente e per questo chiede di vivere opere di misericordia. La nostra vita è stata affidata alle nostre mani, mani fragili, mani capaci anche di commettere il male, mani più sovente responsabili di omissioni nei confronti del bene. E di fronte a questo dramma, forse dovremmo parlare di tante omissioni di bene... Per questo risuona forte per noi l’appello del Papa: “Siamo chiamati a servire Gesù crocifisso in ogni persona emarginata, a toccare la sua carne benedetta in chi è escluso, ha fame, ha sete, è nudo, carcerato, ammalato, disoccupato, perseguitato, profugo, migrante. Lì troviamo il nostro Dio, lì tocchiamo il Signore. Ce l’ha detto Gesù stesso, spiegando quale sarà il “protocollo” in base al quale saremo giudicati: ogni volta che avremo fatto questo al più piccolo dei nostri fratelli, l’avremo fatto a Lui”. Anche da questa consapevolezza dipenderà la capacità dei cristiani di trovare il modo di agire per il bene comune e le parole per narrare, anche di fronte all’atrocità di tante morti assurde, la propria fede in un Dio di amore.