Giornale 3° Trimestre 2016

QUESTI ANNI DI SANGUE E DOLORE

 

Cari amici questo editoriale sarà breve perché io non ho più parole. I tempi che stiamo vivendo sono troppo orribili per poterli commentare, non si può concepire una sequela di violenze e disgrazie come quella che ormai da anni sta accadendo.

Era ancora fresco l’orrore dei bambini kamikaze in Turchia e assistevamo sconvolti al dramma vissuto da Aleppo quando qui, a casa nostra, un terremoto distrugge e cancella interi luoghi nel centro Italia. Centinaia di morti e feriti e le stime sono ancora imperfette, si scava, si cerca e alla fine il lugubre conto salirà certamente. Aiuti da ogni dove, volontari, reportage fiume ai telegiornali e soprattutto affannosa quanto inutile ricerca delle responsabilità. A sette anni dalla omonima tragedia dell’Aquila siamo qui a piangere una tragedia forse ancora più grave, una tragedia che sembra non avere mai possibili soluzioni e premonizioni.

Quanto sangue e quanto dolore ci toccherà vedere ancora e per quanto tempo? Il furore pazzo dell’Isis, l’incredibile ritorno delle tensioni razziali in US, i femminicidi che si susseguono come se un’epidemia folle stesse scuotendo le menti degli uomini e la natura che sembra impazzita. Quasi volesse punirci. Alluvioni, terremoti e catastrofi di ogni genere colpiscono ovunque mentre in quasi tutta l’Asia e l’Africa guerre crudeli, rapimenti di donne e bambini e un disumano giustizialismo ci riporta al più oscuro Medio Evo. Perfino nelle città bande con componenti sempre più giovani dilagano con violenza, nelle scuole i cosiddetti bulli postano sui social foto ricattatorie di compagni e compagne portandoli al suicidio.

A tutto questo si aggiungono le frotte di disperati che fuggono dai loro paesi in fiamme, dalla carestia e dalla fame per cercare una possibilità di sopravvivenza nei nostri già stremati paesi. E sono sempre più numerosi, sempre più tormentati dalla paura e dall’indigenza, sempre più bisognosi di quelle risorse che ormai anche qui scarseggiano.

Sono anni terribili, di pestilenza morale, di paura ed egoismo insieme, sono anni di guerra. Io la guerra non l’ho vissuta ma ne ho visto e sentito tanto, la povertà, la mancanza di tutto, le deportazioni assurde e tragiche, la morte che arrivava da ogni parte e colpiva senza distinzione e soprattutto la paura. Ecco la guerra che stiamo vivendo ci costringe a cambiare la nostra vita e ad avere paura, una paura inconscia, ma sempre paura.
No amici, non cediamo se possibile, cerchiamo di vivere ugualmente, con prudenza magari ma vivere la nostra buona vita. E questa ultima sciagura italiana ci offre anche un modo per dimostrare che siamo sempre noi, sempre con la voglia di aiutare e di essere vicino a chi soffre. In ogni occasione.
Grazie di avermi seguito anche se forse non è stata una lettura piacevole.